Comune di Palermo: la mozione discriminatoria va revocata

Il Coordinamento Palermo Pride interviene sulla vicenda della mozione del Consiglio comunale di Palermo per l’istituzione della Festa della famiglia naturale e lo fa, volutamente, a distanza di un periodo di tempo sufficiente per esprimere una posizione al di fuori delle reazioni emotive, lontana dai tempi determinati da una strategia mediatica costruita da soggetti integralisti, largamente marginali nel tessuto cittadino, e acquisendo lo spazio necessario per l’approfondimento dei fatti e delle circostanze che hanno portato ad un voto sconcertante in una città distintasi per la sua crescente evoluzione culturale e sociale sui temi dei diritti lgbt e della cittadinanza di tutti. 

Ci sembra inoltre fondamentale intervenire quando il clamore mediatico si ridimensiona e rischia però di smarrirsi la necessità di rimediare ad un clamoroso errore, lasciandolo irrisolto.
Dal 2010 ad oggi il Coordinamento ha condiviso con Palermo qualcosa di più di un evento comunque grandioso: abbiamo costruito tutti insieme un metodo di coesione civile che ha fatto della questione lgbt una chiave di lettura ed una delle chiavi di volta della Città per edificare ponti di reciproca conoscenza e confronto ed abbattere divisioni e incomprensioni: giammai per creare inimicizie o rinunciare alla preziosa fatica del dialogo.

 Forti di centinaia di migliaia di consensi ricevuti in questi anni e di un prodotto culturale, sociale e politico che viene riconosciuto e ammirato a livello internazionale possiamo permetterci di guardare a quella mozione per quello che è: un documento incomprensibile perché inutilmente denso di toni e contenuti retrivi. Tuttavia l’ irrilevanza della mozione, anche per la grottesca e cruda contraddizione con la moltitudine di atti e iniziative assunte dalla Giunta e dallo stesso Consiglio comunale, a cominciare dall’istituzione del Registro cittadino delle Unioni civili, non fa che confermarne l’inutilità offensiva. Pensiamo infatti che in una città che ha investito forza, passione e pensiero profondo per costruire percorsi di rispetto reciproco, abbattendo barriere e non creandole, sia davvero inutile un documento del genere e che l’offesa non sia tanto e solo nei confronti delle persone lgbt, che rispettano tutti i modi di essere delle persone e tutti i molteplici modi di essere famiglia, quanto piuttosto verso la città stessa che non merita questo filo spinato a separarla dalla convivenza civile.
E poiché siamo certi dell’autorevolezza del Consiglio comunale della quinta città d’Italia, siamo ancor più certi che se di errore si è trattato, diversamente non si spiegherebbe la clamorosa contraddizione con quanto approvato da questo stesso Consiglio, allora sarà autorevole, anzi autorevolissimo rimediare all’errore piuttosto che ignorarlo.
Sosteniamo dunque la richiesta di una mozione di revoca di quel documento e chiediamo un incontro urgente con i capigruppo in Consiglio comunale e un confronto pubblico con i consiglieri, oltre all’implementazione, da tempo attesa, dell’ufficio LGBT del Comune. 
Sappiamo che alla fine deve necessariamente unirci un comune sentimento: questa città merita di essere felice e certi solchi sono strumento di chi scava trincee per creare conflitti e non certo di chi, come il Pride, promuove il rispetto per generare coesione

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